Sul dissidio tra Poesia e Filosofia

Già nello Ione, e poi in maniera definitiva nella Repubblica, prende forma l’opposizione tra poesia e filosofia. Il programma di Platone, in quel preciso momento storico, è di sostituire alla "poesia" - e ai suoi strumenti di diffusione - la "filosofia" con i suoi nuovi strumenti - primo fra tutti la discussione dialettica -, come base formativa dell’anima dell’uomo. Benché ci sia una radicale differenza tra la concezione della poesia dell’uomo antico e quella dell’uomo moderno, non c’è dubbio che la condanna platonica abbia influenzato il modo successivo di concepire la poesia nella cultura occidentale. La poesia, respinta ai margini, sottoposta a discorsi ora troppo tecnici ora troppo vaghi, ha perso la sua funzione nel processo di conoscenza e mai – se non con rare eccezioni – è stata posta al centro di una cruciale riflessione sul linguaggio.
È nel pensiero di Maria Zambrano, filosofa spagnola costretta per gran parte della vita all’esilio, che si trovano indicazioni originali. Convergono in esso la riflessione politica e filosofica, la poesia di Machado, la mistica di Giovanni della Croce. A partire dal gesto originario che separò filosofia e poesia condannandole all’estraneità, la filosofa interroga il senso aperto e profondamente problematico della condanna platonica. “Ci dev’essere stato un momento in cui sentire e capire non erano separati”: ma riunirli non significa risolvere e ricucire il rapporto filosofia-poesia; significa spingersi verso una nuova logica, che non potrà darsi se non attraversando fino in fondo le loro contraddizioni e il loro conflitto.