
Au temps des utopies radieuses. Création et folie en Russie soviétique (1921-1929)
Au temps des utopies radieuses. Création et folie en Russie soviétique (1921-1929).
Suivi de Pavel Karpov, L’activité créatrice des aliénés (1926)
Negli anni Venti del ‘900, in Russia, subito dopo la Rivoluzione, emerge un forte interesse per le relazioni tra arte e ciò che comunemente e genericamente chiamiamo follia. La specificità di questo interesse, rispetto ad altri luoghi d’Europa, è che si sviluppa all’interno di una nuova istituzione, l’Accademia di Stato delle Scienze dell’arte (GAKhN). L’Accademia si rivela un eccezionale laboratorio di creatività e ricerca; con un programma concepito da Kandinsky e fondato sull’articolazione di saperi disciplinari diversi, per dieci anni raccoglie filosofi, psicologi, fisici, artisti, storici dell’arte e della letteratura, chiamati a esplorare i percorsi della creazione e, integrandone tutte le forme, a ripensare il lavoro della cultura.
In questo contesto lo psichiatra Pavel Karpov dirige una commissione che, in dialogo con il dipartimento di filosofia, dunque all’incrocio tra filosofie estetiche e scienze psicologiche, lavora sulle attitudini creatrici liberate dalla malattia mentale. Analizzando gli scritti di Karpov, le relazioni e i verbali della commissione, si può osservare il passaggio a quella che Giordana Charuty definisce una sorta di “etnografia del processo di creazione”: progressivamente viene abbandonata la visione oggettivante della follia come malattia mentale per arrivare a definire non un’arte dei folli, ma una psicologia generale del conflitto creatore fondata sulla divisione della soggettività. Si inaugura così un completo rovesciamento di prospettiva: descrivere l’artista al lavoro induce a staccarsi dalla follia come diagnosi medica per farla diventare metafora culturale del fare creatore.
L'Accademia assicura per una decina d’anni la continuità con le circolazioni intellettuali e artistiche degli inizi del XX secolo. Gli anni delle “utopie radiose” finiscono col secondo decennio del Novecento: denunciata come "baluardo dell'idealismo", l’Accademia è sciolta nel 1928 e chiusa definitivamente nel 1930; molti studiosi saranno consegnati a un tragico destino. Cancellata dalla storia culturale, solo a partire dalla metà degli anni Novanta, man mano che si aprono gli archivi, diventa oggetto a livello internazionale di un vasto movimento di ricostruzione storiografica, di pubblicazioni e di analisi.
In questo movimento si colloca il libro di Giordana Charuty ed Elena Prosvetina; oltre ad un ampio e approfondito saggio, permette di leggere in traduzione francese l’opera dello psichiatra Pavel Karpov, L'activité créatrice des aliénés, 1926.
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