I solitari di Port-Royal

Dopo aver raccontato la vicenda di Port-Royal e l’inaudita rivolta delle monache nei burrascosi anni della seconda metà del XVII sec., dedicheremo l’incontro di oggi a coloro che, estranei ad ogni ordine religioso, decisero di vivere e operare nei pressi del monastero.
Erano i solitari: uomini noti e talvolta celebri, che rinunciarono alla vita secolare o a carriere prestigiose per vivere umilmente e poveramente ai margini del monastero. Gentiluomini innamorati della propria spiritualità, della propria libertà di pensiero e della propria integrità morale, insofferenti della deriva autoritaria che avrebbe caratterizzato il lungo regno di Luigi XIV, decisi a non tradire la propria coscienza né la propria fede. Studiavano, pregavano, insegnavano. Seguivano solo il Vangelo, la Bibbia e la propria coscienza: sfuggivano al controllo. Per questo la furia del Re Sole e dei vescovi si abbatté brutalmente su di loro, fino all’oltraggio estremo, quando le loro salme e quelle delle monache furono esumate e trasportate altrove. Allora la valle di Port-Royal si trasformò da luogo di luminosa vita culturale e spirituale in un immenso silenzioso ossario.
Le ombre dei solitari popolano un piccolo meraviglioso libro del celebre scrittore francese Pascal Quignard.
“Potarono. Risanarono i piccoli acquitrini perennemente intrisi d'acqua che costeggiavano la riva e poco a poco erodevano le fondazioni della cappella. Edificarono le loro casupole dall’altra parte del muro, ai bordi del monastero dove si erano ritirate donne che ammiravano, fanciulle la cui reclusione provocava il loro rimpianto, sorelle che amavano. […] Non si lasciavano guidare da alcuna regola esteriore, non obbedivano a nessuno, gelosi soltanto del loro ritiro dal mondo, grandi amministratori del loro ritiro selvaggio - grandi economi, grandi bonificatori di paludi, grandi giardinieri del silenzio. Studiavano. Non davano del tu a nessuno. Non davano del tu a Dio, né ai fanciulli né ai poveri né alle bestie". (Pascal Quignard, Sull’idea di una comunità di solitari, Analogon 2016, in ristampa nel 2025 per Italo Svevo edizioni)
In queste pagine la scrittura diventa arte della solitudine, paradossale linguaggio del silenzio, come paradossale è la comunità dei solitari. La musica, onnipresente, canta silenziosa dietro le parole e, col mistero della sua bellezza, rende più lieve la malinconia e addolcisce le rovine che testimoniano, oggi, di ciò che un tempo furono questi luoghi.
Musica e scrittura concluderanno i nostri due incontri: omaggio alle grandi insaziabili menti di Port- Royal e al loro folle amore per la verità.